sabato 19 maggio 2018

Visita teatralizzata al Fort Mutin

Sabato 2 giugno l' Associazione Culturale LaValaddo e l' Associazione Culturale "Vivere le Alpi", in collaborazione con lo Sportello Linguistico Pinerolese e il Comune di Fenestrelle e grazie ai finanziamenti ex L. 482/99 per la lingua francese - attività di sportello linguistico itinerante,

PROPONGONO

un pomeriggio alla scoperta della storia e delle lingue del Fort Mutin di Fenestrelle accompagnati dal Gruppo Storico Reggimento Savoia.

La partecipazione è gratuita.
 
 

martedì 13 febbraio 2018

Il Palazzo Ricca di Castelvecchio (Bricherasio)

Il palazzo della famiglia Ricca di Castelvecchio venne edificato dopo le burrascose vicende che coinvolsero il paese di Bricherasio tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, con l'assedio da parte dei Savoia per riconquistare il borgo occupato dai francesi. La famiglia nobiliare in precedenza risiedeva nel Castelvecchio, ed in seguito in un altro palazzo poi inglobato nelle fortificazioni del Lesdiguières.

Il Palazzo Ricca di Castelvecchio è un edificio a due piani fuori terra con pianta ad L, copertura semplice a falde e giardino. Venne ampliato verso il centro cittadino prima nel Seicento, poi ingrandito a metà Ottocento ed infine venne completamente restaurata la facciata verso il giardino nel 1910 in stile Liberty.
Il prospetto principale è contraddistinto da un ingresso pedonale con cornice in pietra che sorregge due colonnine ed è scandito dalla sequenza delle finestre del primo piano, decorate alternativamente da cornici semplici e a timpano.  Il prospetto posteriore si affaccia sul giardino ed ha un profilo disomogeneo; l'estremità est, più curata, è costituita da una terrazza con portico al piano terra, un loggiato chiuso al primo piano con affresco raffigurante lo stemma del casato e un sottotetto illuminato da finestrelle polilobate inserite in una cornice decorativa bicroma.

Il palazzo oggi è di proprietà dei baroni Andreis, ereditato negli anni ottanta da una cugina l'ultima contessa di Castelvecchio. Si trova in Via Vittorio Emanuele II, in prossimità del Palazzo Cacherano di Bricherasio, ma non è accessibile né visitabile in quanto proprietà privata.


Palazzo Ricca di Castelvecchio ‐ Foto: Luca Grande e Simona Pons
Dettaglio delle decorazioni ‐ Foto: Luca Grande e Simona Pons

Il Palazzo Cacherano di Bricherasio (Bricherasio)

Il Palazzo dei Conti Cacherano di Bricherasio fu edificato a Bricherasio per sostituire l’antico palazzo di residenza dei conti, distrutto con il Castelnuovo nel 1549 e poi inglobato nelle fortificazioni dei francesi di Lesdiguières nel 1592. 
Tuttavia, la stragrande maggioranza delle costruzioni venne rasa al suolo prima con l’assedio sabaudo del 1594 e poi con quello del 1628, dopo l’occupazione di Richelieu. Come se non bastasse, dopo il rientro in Bricherasio dei duchi di Savoia in seguito al trattato di Cherasco del 1630, una pestilenza devastò ulteriormente il borgo, che divenne così da ricostruire ex novo. 
Il palazzo dei Conti di Bricherasio fu edificato a cavallo tra il ‘600 e il ‘700 ai piedi della collina del Castello, dove sorgevano le fortificazioni distrutte durante l’assedio del 1594. Nel parco, come testimonianza storica, si può ancora vedere ciò che è rimasto delle mura di quelle fortificazioni. 
La struttura è ancora oggi esistente e ben conservata, benché non sia accessibile né visitabile in quanto proprietà privata. Si tratta di un edificio in tipico stile barocco, composto da due corpi di fabbrica a pianta pseudorettangolare a due piani fuori terra e copertura a falde in coppi, prospettanti a nord-ovest su Via Vittorio Emanuele II e a sud-est su terrazza prospiciente parco.
La facciata principale, posta a nord, presenta un ampio portico a tre arcate con accesso al palazzo; al primo piano si aprono quattro finestre rettangolari scandite da lesene ed incorniciate da modanature in stucco. Di esse, quella grande centrale ha un balconcino ed è sormontata da decorazioni in stucco con stemma a fasce a zig‐zag orizzontali bianche e nere.
Il prospetto su Via Vittorio Emanuele II è semplice e privo di decorazioni, con due piani scanditi da finestre rettangolari come quello posteriore sul parco; solo la parte ovest dell’edificio presenta sul fronte posteriore un porticato al piano terreno e l’inserimento di un’ala moderna adibita a casa del custode.
Nel palazzo nacque nel 1706 il Conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, comandante delle truppe austro-piemontesi che il 21 luglio 1747 sconfissero i Francesi nella battaglia del Colle dell’Assietta.

La facciata del Palazzo Cacherano di Bricherasio (www.palazzocontidibricherasio.it)
Targa in ricordo del Conte Giovanni Battista Cacherano (www.palazzocontidibricherasio.it)

Resti delle fortificazioni di Bricherasio nel giardino del Palazzo (www.palazzocontidibricherasio.it)

Il Palazzo di Bibiana o Castello dei Rorà (Bibiana)

A Bibiana fa bellissima mostra di sé il palazzo residenziale edificato nel 1832 sul colle Castelfiore che domina l’abitato. Sul sito, però, anticamente v’era il Castello dei Manfredi di Luserna, i quali nel Medioevo si dividevano il territorio di Bibiana con la Chiesa di Torino. Altri feudatari furono i Ferrero di Buriasco, Signori di Famolasco, e uno dei membri di tale famiglia ottenne, il 25 novembre 1560 da Emanuele Filiberto di Savoia, i territori della parte di Bibiana confinante a sud ovest di Famolasco.
Il dominio dei Luserna, sebbene limitato, fu particolarmente incisivo, tanto che si trova un permesso, datato 24 settembre 1335, conferito ai bibianesi per cingere la loro terra di mura e di includervi anche il castello posto sul colle Castelfiore, in quanto si temevano assedi dai signori di Bagnolo e dai marchesi di Saluzzo.
Il Castello dei Manfredi di Luserna venne distrutto e raso al suolo, così come la quasi totalità delle mura, durante le varie scorrerie francesi tra il 1592 ed il 1595. Nel 1628, poi, Bibiana accolse i frati Riformati francescani, alloggiandoli in paese; con l’incremento dei religiosi, tuttavia, si optò per conferire loro i ruderi del castello, che vennero riadattati in un modesto convento in cui gli stessi si stanziarono nel 1660. 
Il 10 agosto 1663 il convento fu oggetto, come tutto il paese di Bibiana, delle scorrerie di Janavel e dei suoi Valdesi. Tuttavia, il convento dei Padri Riformati di San Francesco restò integro e qui vi trovò rifugio il duca Vittorio Amedeo II nel 1706, durante l’assedio di Torino.
Abolito l’ordine monastico con la rivoluzione francese, il convento fu acquisito dai Conti Luserna di Rorà, i quali edificarono il palazzo attuale. Ancora oggi il castello è proprietà della Marchesa di Bibiana, cugina dei Reali del Belgio.

Castello di Bibiana ‐ Foto: Carlo Grande e Luca Grande
Mura del Castello di Bibiana ‐ Foto: Carlo Grande e Luca Grande

Il Palazzo dei Rorenghi (Torre Pellice)

Ancora visibile è il Palazzo dei Rorenghi a Torre Pellice, situato presso l’attuale Piazza della Libertà. Qui si trasferì la famiglia in seguito alla distruzione del palazzo sito nei pressi dell’antico castello della Torre, demolito per permettere l’edificazione del Forte Santa Maria.
Nel palazzo, di origine tardo seicentesca (verosimilmente ristrutturato in seguito al terremoto del 1808), i Rorenghi vissero fino alla morte dell’ultimo esponente della casata, il Conte Marco Aurelio Rorengo, nel 1807. Quest’ultimo, infatti, morì senza lasciare eredi maschi mentre le due discendenti femmine divennero l’una monaca e l’altra, Rosa, sposa ad un Cacherano di Bricherasio. Il palazzo ed i terreni alle spalle passarono quindi alle famiglie Vertù e Muston.
Peraltro, gli ultimi anni in cui il palazzo fu possedimento dei Rorenghi devono segnalarsi taluni eventi, da inquadrarsi in un contesto politico fortemente ostile per i nobili. In seguito alla Rivoluzione Francese, che portò anche allo sconfinamento di alcune truppe rivoluzionarie in Val Pellice, buona parte degli ideali libertari e marcatamente anti‐nobiliari si diffuse anche in Italia. D’innanzi al palazzo di Torre Pellice nel 1798 fu piantato l’albero della libertà e l’anno seguente fu espropriata una parte di terreno per allargare la strada e creare una piazza (l’attuale Piazza della Libertà). 
Tuttavia, dopo la caduta di Napoleone a Lipsia, nel 1814, Rosa Cacherano reclamò al comune la piazzetta, dietro pagamento di lire 1500. Il Comune cedette alle insistenze dell’ultima dei Rorenghi, così la proprietà venne reintegrata dietro versamento di 900 lire, di cui 250 coperte da una sottoscrizione cittadina.

Il Palazzo dei Rorenghi nella sua veduta attuale - Foto: Luca Grande e Simona Pons

Il Palazzo dei Manfredi (Luserna San Giovanni)

Il Palazzo dei Manfredi, dove nacquero, vissero, morirono e soprattutto comandarono i Conti di Luserna a partire dal ‘300 e sino alle ultime discendenti della casata, si trova sul lato destro della piazza parrocchiale di S. Giacomo, in frazione Luserna Alta. L’attuale struttura, tuttavia, risale ai primi anni del'800, non rimanendo pressoché nulla della precedente costruzione trecentesca, rasa al suolo, insieme alla chiesa parrocchiale, dal terremoto che nel 1808 sconvolse la zona.
Purtroppo nulla resta del monumentale ingresso composto da una cancellata in ferro, oggi installata su un lato del palazzo comunale di Luserna San Giovanni, in frazione Airali, che originariamente era sormontato da una trave in pietra recante l’antico stemma della casata che raffigurava una lucerna, nonché la scritta “Verbum tuum, Domine, Lucerna pedum meorum” su un lato ed il motto “Lux lucet in tenebris” sull’altro lato. Tale trave fu asportata quando, nel 1931, l’edificio venne ceduto alla suore vincenziane, che ne fecero una casa di riposo dell’Immacolata. Oggi la trave è apposta al monumento commemorativo dei Caduti della Grande Guerra, sito all’angolo tra Via Roma e Viale De Amicis, dove però resta visibile soltanto uno dei due lati, essendo l’altro murato.
Con l’ingresso, andarono distrutti anche i due pilastri ai lati della cancellata, che terminavano con uno scudo a fondo rosso intersecato da tre bande d’argento: lo stemma della casata. Per il resto, la struttura del castello fu negli anni modificata ed integrata per adattarla alle esigenze delle oltre cento suore, anziane o inferme, in esso ricoverate. Da ciò consegue come anche gli interni siano stati snaturati ed ogni elemento decorativo, fatti salvi i soffitti, sia stato modificato o distrutto.
Nello splendido giardino, tuttavia, permangono la statua del guerriero che un tempo era nella cancellata d’ingresso, nonché una lapide tesa a ricordare il pernottamento, nel 1844, del Re Carlo Alberto di Savoia.


Un dipinto dello scomparso ingresso del palazzo dei Luserna
Palazzo dei Conti di Luserna con l’ingresso originario ‐ Archivio Luca Grande
Il Palazzo oggi ‐ Archivio Luca Grande
Il Palazzo oggi ‐ Archivio Luca Grande
Targa descrittiva del Palazzo


giovedì 1 febbraio 2018

Fortificazioni di ieri nel paesaggio naturale di oggi: call for abstract

Le Associazioni Culturali "La Valaddo" e "Vivere le Alpi", nell'ambito del progetto "FORTI PER NATURA"
finanziato ai sensi della L. 482/99 e in collaborazione con l'Unione Montana dei Comuni delle Valli Chisone e Germanasca, l'Unione Montana del Pinerolese, l'Ente di Gestione delle aree protette delle Alpi Cozie, lo Sportello Linguistico Pinerolese, l'Associazione San Carlo ONLUS e il Comune di Fenestrelle
promuovono una call for abstract bilingue sul tema:



La partecipazione, con l'invio di abstarct in italiano o francese, è gratuita e aperta a docenti, dottori di ricerca, dottorandi, studenti, storici, giornalisti, ricercatori e appassionati. Gli autori dei contributi selezionati sono invitati a una giornata di studi che si terrà sabato 1° settembre 2018 presso il Forte di Fenestrelle.

Tutte le informazioni relative alle modalità di partecipazione sono ritrovabili qui: http://atlante-operefortificate.blogspot.it/p/call-for-abstract.html.

mercoledì 31 gennaio 2018

Vallo Alpino: la zona di Culubrusa – Colletta Faure – Col Bancet (Bobbio Pellice)

Nei pressi della Località Culubrusa, lungo la mulattiera che da Villanova porta alla Colletta delle Faure, si trovano i resti 340^ batteria G.a.F. da 100/17. E' ben visibile il ricovero per i pezzi d'artiglieria, al quale è stato smontato completamente il tetto. Le piazzole per i cannoni sono invece di più difficile individuazione.
La zona della Colletta delle Faure - Col Bancet è sempre stata storicamente considerata un luogo strategico, dal quale si domina buona parte dell'alta Val Pellice e si controllano i collegamenti con l'importante valico del Col Giulian, che porta in Val Germanasca (vedi la sezione dell'Atlante sulle "Opere minori in alta Val Pellice"). Delle strutture più antiche (trinceramenti, ridotte, ecc.) non rimane praticamente più traccia, sia per la deperibilità dei materiali con i quali furono costruite, sia per gli interventi antropici eseguiti negli anni successivi tra cui, in particolare, la pista agro-silvo-pastorale che da Villanova sale alla Colletta delle Faure e, da qui, un tronco raggiunge il Col Bancet e l'altro il Col Giulian. Poco sotto la Colletta si trovano invece i resti di un baraccamento militare, realizzato forse già a fine '800. Poco più a monte, proprio sul valico, è possibile individuare i resti di un altro ricovero militare.
Proseguendo poi fino al Colle Bancet, qui sono ben visibili lungo la pista sterrata i ruderi di un altro ricovero, edificato in posizione strategica per il controllo della sottostante vallate e dell'accesso al vicino Caposaldo del Col Content.


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Vallo Alpino: la zona di Culubrusa – Colletta Faure – Col Bancet (Bobbio Pellice)

Caserme e strutture militari del concentrico di Bobbio Pellice

Nei due centri maggiori della Val Pellice sono presenti due grandi ex-caserme, edificate entrambe negli anni '30 del XX secolo: 
- la caserma "Luigi Pettinati" di Luserna San Giovanni, in località Airali, che dopo aver ospitato per alcuni anni istituti di istruzione superiore è attualmente dismessa, ma potrebbe diventare in un prossimo futuro la sede unica delle scuole del paese; 
- la caserma "Giovanni Ribet" di Torre Pellice, recuperata come sede della Croce Rossa e di altre associazioni.

Ma è Bobbio Pellice il paese in cui vi sono il maggior numero di strutture militari, localizzate all'interno del concentrico. Innanzitutto le Palazzine Ufficiali e Sottoufficiali di Via Peyrot, purtroppo abbandonate da decenni e ormai in avanzato stato di degrado. Tali strutture sono state acquisite recentemente dal Comune, che si spera riesca a ristrutturarle e donar loro una nuova vita.
Poi c'è l’ex-caserma "Monte Granero", che ospitò dapprima il 3˚ Reggimento Alpini, e poi la Polizia di Frontiera fino al 1944, quando fu attaccato dai Partigiani; successivamente fu utilizzata per i campi militari ed in seguito venne abbandonata, fino al 2002 quando fu recuperata e trasformata nel centro vacanze e congressi denominato “Forterocca”. 
Sempre in centro paese, lungo Strada della Giurnà, si trova il Magazzino del Genio militare, abbandonato per anni ma anch'esso da poco acquisito dal Demanio da parte del Comune di Bobbio Pellice, per essere trasformato in magazzino e ricovero mezzi della Protezione civile.
Nelle vicinanze del torrente Pellice si trovano infine due gruppi di ex-casermette, trasformate anch’esse in parte in struttura ricettiva ed in parte in abitazioni private.



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Vallo Alpino: Caserme e strutture militari del concentrico di Bobbio Pellice